Il peso ideale per una ragazza di 14 anni


Certo un testo di canzone rischia di risultare depotenziato o muto senza il suo accompagnamento musicale (e tuttavia in questa sede, per semplicità, dovremo fare nostra questa censura) , che tende ad esaurire tutta la sua energia sperimentale sul versante delle liriche - il livello espressivo della musica sia semioticamente inerte, assai al di sotto dell’invenzione verbale.Per uscire dallo stallo attuale sarà utile difendere le ragioni specifiche e irriducibili della seconda – anche per arrestarne l’indebolimento in atto, l’evidente perdita di autorevolezza e di prensione - ma pure cercare e istituire opposizioni, se serve valutative, all’interno della prima, che pertanto non potrà essere più assunta sempre e 3.Dobbiamo dunque lasciare in sospeso la definizione di categorie storiografiche più accurate, come pure la questione, interessante, dell’assetto del mercato discografico attuale, scosso da una crisi violenta e forse irreversibile; ci limiteremo invece a guardare da vicino i testi di alcune canzoni degli anni appena trascorsi, alla ricerca di fenomeni linguisticamente rilevanti e in qualche modo tipici, rivelatori cioè di una visione del mondo e di una sensibilità attuali.Stando così le cose, va almeno sfiorato il problema scottante dei presupposti di gusto, impliciti per chi, abituato alla letteratura, rifiuti di utilizzare le parole delle canzoni come mero documento sociologico, lasciandosi condizionare dalla loro origine mercantile; questione resa ancora più ineludibile, nel caso di questo intervento, dal fatto che esso non si occuperà del ‘piano nobile’ della musica leggera, cioè della cosiddetta canzone d’autore, bensì di un settore ben più, come si dice, commerciale.Piuttosto che campionare da una ’media’ astratta preferiamo concentrarci sulla produzione di un singolo artista e seguirne diacronicamente l’evoluzione, che almeno fino a un certo punto mostra di essere coerente, insieme linguistica e strutturale.Dal momento che la ricezione musicale di massa si fonda oggi in gran parte su una aprioristica ‘attesa di poesia’,non ha senso farsi scrupolo di prendere sul serio l’alone di artisticità di cui molte canzonette, anche quelle più commerciali, intendono circondarsi.Si può discutere sulle scansioni cronologiche nelle quali situare questo passaggio decisivo del disco gettano le basi del nuovo mercato della musica di consumo registrandole definitivamente su parametri internazionali, sempre più autonomi rispetto al tradizionale (e per certi versi fecondo) provincialismo della canzone italiana del passato.Spazio che a volte, sorprendentemente, esiste., nell’esperienza personale di ciascuno di noi, come fruitori della cultura di massa prima che come studiosi di una data disciplina.A parte l’interesse linguistico e critico che ci pare di poter attribuire a una parte consistente della loro produzione d’esordio, parlare degli 883 ci consentirà di ridurre al minimo una delle aporie in cui rischia di incorrere chiunque si avventuri a discutere di testi di canzoni senza tenere conto della musica che li accompagna (e che anzi nella prassi del processo creativo quasi sempre li precede, in gran parte determinandoli).Nel frattempo, ci pare di poter dire che la semplice antitesi, metodologica ed assiologica, tra cultura di massa tra un lato e cultura ‘alta’ dall’altro appare ormai semplicistica e velleitaria.Il superamento nella coscienza comune di ogni discrimine reale tra cultura ‘alta ‘e cultura ‘bassa’ rappresenta un caposaldo ideologico che se da un lato tende surrettiziamente ad annullare le differenze e i valori tra piani diversi, e insomma a caricare l’arte triviale di responsabilità eccessive, dall’altro permette di valutare criticamente e volta per volta la presenza, nei prodotti di consumo, di uno spazio di bellezza.Se il mondo delle canzonette, come si dice comunemente, fa parte integrante del nostro paesaggio musicale, e quindi della nostra vita culturale, emotiva, affettiva, che com’è noto tollera ogni mescolanza e confusione, allora ciascuno di noi assumerà una posizione personale nei confronti di tale mondo: lo eliminerà, lo rigetterà come intrusione indegna, lo valuterà alla stregua di un passatempo piacevole quanto mediocre rispetto alla musica cosiddetta cólta - come la paraletteratura sta alla letteratura tradizionalmente letta e studiata dalla critica accademica - oppure lo accetterà, compiendo al suo interno le proprie scelte, delineando la propria gerarchia, inevitabilmente sorretta da quei giudizi di valore cui accennavamo in precedenza.

Chi scrive non proviene né dalla sociologia né dalla musicologia, ma dagli studi letterari; ne consegue che l’oggetto del nostro studio ci interessa primariamente come testo, o, per usare un termine più comprensivo, macrotesto - un insieme di testi a nostro giudizio significativi per la loro costruzione, il loro linguaggio e i loro messaggi.si potrebbe invocare la pretesa di esteticità che è pur sempre rintracciabile, seppure in diversi gradi e forme, nei testi di canzone, anche in questo niente affatto diversi dai testi poetici veri e propri.Non ci preme ottenere un catalogo asettico di novità espressive, quanto piuttosto una sintesi del rapporto tra tali formazioni e l’identità dell’io lirico – d’ora in poi lo chiameremo così - che è depositario di questa lingua, così diversa da quelle che si esprimeva nelle canzoni italiane degli scorsi decenni.) . Già a una prima occhiata, o a un primo ascolto, appare chiaro che non si tratta di mutamenti superficiali; il che è ovvio: le parole delle canzonette degli ultimi vent’anni sono in gran parte diverse dalle precedenti perché nuova è la mentalità, la cultura, i valori che le ispirano.Non diversamente da quanto avviene per il romanzo coevo, si affermano sulla scena nazionale produzioni di musica legate ad artisti giovani e destinate specificamente a un pubblico di consumatori altrettanto giovani (dagli adolescenti ai trentenni, all’incirca); si tratta, tecnicamente, di un consumo di ‘nicchia’, che però assume presto importanza centrale per la sua capacità di imporsi all’attenzione dei e di assorbire fette decisive di mercato.